Note su Materia Oscura

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Lo possiamo dire che Materia Oscura (Massimo d’Anolfi e Martina Parenti, 2013) è con ogni probabilità il migliore e più importante film italiano del 2013? O almeno uno dei due o tre film italiani da vedere assolutamente?
Ah, e non è distribuito in sala, eventi speciali festivalieri a parte. Sorpresa!

Documentario, orgogliosamente documentario. Esplorazione della terra desolata attorno ad un poligono per armi sperimentali in Sardegna, presso Salto di Quirra. Esplosivi, missili, armi da fuoco di ogni genere sono i protagonisti che ululano e distruggono, con la forza di un trauma, il silenzio della Terra.

Queste mostruosità esplodono, sollevano fumi tossici, irradiano l’isola con i loro isotopi di uranio e torio. Il tutto nella brulla campagna sarda a ridosso del mare, a due passi da insediamenti umani, fattorie e pascoli.

Sulla cima della collina, l’occhio sferico della base militare diventa il simbolo ossessivo del panopticon militare, la corona della teleazione a fini bellici (Paul Virilio e Lev Manovich insegnano e suggestionano ancora oggi…).

I due autori sono capaci di uno sguardo che eleva le forme a figure retoriche di un lessico poetico audiovisivo, che costruisce una sinfonia audiovisiva senza pari nel cinema italiano recente. La fotografia bruciata, che quasi sublima nel materiale d’archivio e tutta la sua analogica sporcizia, fa il resto.

Che cos’è, oggi, il cinema, se non  la punta di diamante dello sguardo? Riflessione filosofica per immagini sul significato dell’atto del guardare? Solo in questo contesto, e con questa ambizione, il cinema può avere un’identità che non sia quella di dio minore della sempre più agguerrita serialità televisiva.

La dolorosa morte di un vitello – sequenza culminante di un film fatto di ombre, vento e picnic sul ciglio della strada – assurge a tragedia universale, vera incarnazione del dolore della natura amplificato dalla dissennatezza dell’uomo.

D’Anolfi e Parenti (I promessi sposi, Grandi Speranze, Il castello) si confermano come alcuni tra i maggiori documentaristi italiani. E anche questa volta, saranno in pochi a poter godere di un’opera che, in realtà, potrebbe avere accesso ad un pubblico molto più ampio.

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