Parliamo di Milano, parliamo di cinema. Il Milano Film Festival

Dal 12 al 23 settembre, il Milano Film Festival sarà la piattaforma di riferimento per il cinema indipendente, giovane e internazionale. 

Prende il via oggi la diciassettesima edizione del Milano Film Festival, che proseguirà fino al 23 settembre con un ricco programma di concorsi, retrospettive e workshop. Le proiezioni avranno luogo presso il Teatro Strehler e diverse altre sale storiche di Milano, come l’Anteo SpazioCinema e lo spazio Oberdan.

Come ogni anno, il festival milanese offre una grande opportunità per esplorare del grande cinema a cui, purtroppo, le grandi sale raramente concedono spazio. Si tratta di un evento unico nel suo genere, organizzato e sostenuto da veri amanti della settima arte, che ogni cinefilo farebbe bene a conoscere.

Ma che cos’è esattamente il Milano Film Festival?

Il contesto, innanzitutto. Secondo la vulgata popolare, Milano è la citta della televisione, storicamente debole sul fronte di celluloide. Tralasciamo il fatto che tale stereotipo è facilmente smontabile da chiunque abbia una mezza cultura cinematografica: se pensiamo alle grandi città italiane, Milano sembra carente sul fronte dei grandi eventi cinematografici: i festival di Torino, Roma, Venezia (per non parlare di quell’unicum europeo che è il Far East Film Festival di Udine) godono di popolarità molto maggiore. E di un budget molto maggiore, come l’assessore alla Cultura di Milano, Stefano Boeri, ha fatto notare pochi giorni addietro.

Il Milano Film Festival è un evento che predilige la qualità e si offre di promuovere opere di grande valore artistico, ma marginali sul mercato internazionale. Un festival per intellettuali, dunque? Nemmeno. Lo scopo principale del festival – un gambetto in piena regola – è avvicinare la gente comune a film di valore, senza cedere alle lusinghe dello spettacolo e della produzione seriale di eventi cinematografici da consumare e digerire. Lo scopo degli organizzatori, Alessandro Beretta e Vincenzo Rossini, è promuovere un cinema per tutti, un cinema-città aperta: aperta a sguardi, contenuti e culture diversissime. Il tutto riservando il giusto spazio ai cortometraggi, veri e propri Melmoth erranti del cinema contemporaneo, che qui trovano una (precaria) dimora nel concorso a loro riservato.

Sul fronte lungometraggi, invece, i film in concorso di quest’anno sono dodici. Si va dal romeno A dream’s Merchant (Un gând, un vis, Doyle… şi-un pix), diario di viaggio composto esclusivamente di fotografie, a Song and Moon (Xing Ge Zuo Yue), racconto semiautobiografico di una giovane ragazza appartenente alla minoranza etnica cinese dei Dong, opera prima di Wu Na, già premiato allo Student Film Festival 2012 di Londra.

Accanto ai concorsi, il Milano Film Festival comprende diversi eventi, incontri con i registi (tra cui segnaliamo Silvano Agosti, il 21 settembre) e una gustosissima retrospettiva sul cinema degli anni Ottanta, entro la quale sarà proiettata la versione restaurata dello straordinario Ladri di Saponette, forse il più bel film di Maurizio Nichetti. Autore che vorremmo somministrare a forza a chiunque creda ancora che Milano non sia una città di cinema.

Lasciamo al sito ufficiale del Festival (http://www.milanofilmfestival.it/) il compito di illustrare i film e le varie iniziative. Quel che è importante sottolineare è che il Milano Film Festival punta decisamente sul dialogo interculturale e rappresenta, insieme all’altrettanto milanese Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, una straordinaria finestra sul mondo del cinema giovane, coraggioso e cosmopolita. Tanto più che la totalità dei film, per scelta degli autori del festival, è costituita da opere prime o seconde. Opere giovani e fresche anche nel contenuto: i temi sono dei più vari, e il confine tra finzione e documentario è spesso assai labile.

Un gambetto riuscito, dunque? Chi scrive è ottimista. In ogni caso, valorizzare l’elemento locale del cinema è fondamentale, e festival come questo sono un passo nella giusta direzione. Nell’attesa, forse vana, di svecchiare le vetrine internazionali come Venezia, vale la pena di concentrarci sul cinema minuscolo, ibrido, legato al mondo e alla città.

(scritto per Doppioschermo.it )

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