El Campo – Recensione

(scritto per doppioschermo)

Film d’esordio del regista Hernán Belón, El Campo è un film inquieto, ricco di atmosfera e di produttivi silenzi. La lentezza dell’osservazione quasi documentaristica della realtà ricorda allo spettatore il suo ruolo e la sua responsabilità di interpretare il mondo nella sua radicale ambiguità.

Una vecchia casa di campagna, disabitata da anni. Santiago ed Elisa, una giovane coppia con una figlia piccola, Matilda, decidono di trasferirvisi. L’incontro tra i protagonisti ed il loro nuovo contesto, il campo alternativo in cui scelgono di vivere, ha effetti inaspettati e dirompenti. La donna si sente a disagio nella casa decrepita e silenziosa, troppo grande, assediata dal vento, dagli animali, dalla pioggia. E dai silenzi. Una sorda inquietudine sembra impadronirsi di lei: teme per la sicurezza della piccola Matilda, è insofferente nei confronti della vecchia padrona di casa, si sente sempre più estranea e riconosce a malapena il marito. La vitalità primordiale della natura sembra erodere ogni legame e ogni rapporto, scuotendo alle fondamenta la sua esistenza e il rapporto con Santiago.

Opera prima di finzione del cineasta argentino Hernán Belón, El campo è un film coraggioso nei contenuti e nello stile. Un esempio: l’uso accorto del paesaggio sonoro nel tratteggiare le paure e le debolezze di Elisa, interpretata da un’ottima Dolores Fonzi. I fruscii, i pianti della bambina, le voci e gli intollerabili vuoti – di rumore, di senso – scuotono la protagonista nel profondo . L’inquietudine della donna sembra derivare dalla negazione, dall’impossibilità di relazionarsi con il Reale. O forse è il Reale, la campagna indomabile, ad essere antropomorfizzata, permeata dalle sue emozioni (la proprietaria è davvero una strega inquietante, o è forse la donna ad imporci il suo sguardo impaurito e perso sulle cose?). Se il marito è inizialmente sedotto dalle promesse di libertà e dai nuovi progetti di vita che avrebbe voluto realizzare in questa “terra di opportunità”, per la donna la campagna è invece luogo oppressivo, prigione identitaria, intollerabile obbligo di guardare in faccia la precarietà e la fragilità della vita.

La campagna e la casa, ritratte nella loro ruvida ingombranza, sono forse i veri protagonisti del film. I cinefili ricorderanno le atmosfere di The Burning Plain, e i più arditi, forse, si spingeranno fino all’iconografia delle pianure fredde e spazzate dal vento di Tarkovskij. Il retroterra del regista, già autore di documentari, è qui sommamente produttivo: gli accostamenti ambigui, lo sguardo attento sui dettagli ambientali e l’invito a guardare – in altri termini: il rispetto dell’intelligenza dello spettatore – sono il fulcro della narrazione, che procede per accumulo di gesti, sguardi, suggestioni visive, tensioni mai risolte. L’ambiente inospitale e non controllabile sembra penetrare nella famiglia, scoprire il velo immaginario che ne preservava la coesione.Il rapporto ambiguo tra contesto e comportamento umano è il centro drammatico e di senso per l’opera, il cui finale, quanto mai aperto e ambiguo, lascia allo spettatore il compito di costruire un proprio percorso e immaginare la conclusione della vicenda. Il regista non cade nel didascalismo, non incatena fatti e azioni su un binario interpretativo imposto allo spettatore, non espone le premesse necessarie per la crisi che si dispiega davanti ai suoi occhi: costringe invece chi guarda a svolgere un ruolo attivo nella visione, ad appropriarsi della storia.

Sembra che manchi qualcosa, tuttavia. Belón avrebbe forse dovuto osare di più: lo stile di regia, preciso e intelligente, avrebbe beneficiato di una minore convenzionalità, e la prima parte del film è più solida della seconda: l’ “assedio sonoro” delle prime sequenze sembra perdersi verso il finale, ed è un vero peccato. A parte questi difetti tutto sommato veniali, El Campo è un ottimo film d’esordio, coraggiosamente artistico nel senso migliore del termine e recitato con grande sensibilità dalla Fonzi e da un altrettanto talentuoso Leonardo Sbaraglia nella parte del marito. Le anime sensibili ed educate al vero cinema lo apprezzeranno particolarmente.

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