Corrispondenze, capitolo 2.

Studiando il cinema cinese pre-1949, ci si rende conto di quanto il cinema contemporaneo sia simile a quello di quel periodo. Temi, contraddizioni, persino le strategie politiche corrispondono. Peccato che corrispondano a quelle del cinema “nazionalista” e non a quelle del cinema di sinistra.

Inneggi all’armonia sociale, alla tradizione confuciana e alla pace sociale, film leggeri che corrispondono alla “teoria del gelato” degli anni Trenta (il cinema deve essere un gelato per gli occhi e un sofà per il cuore, scriveva un critico cinematografico vicino al partito nazionalista di Chiang), la somiglianza è a dir poco spettacolare… che agenti segreti di Taiwan abbiano sostituito la classe dirigente e i produttori cinematografici della Cina continentale con degli “incapussolati” sotto il loro controllo?

Il vecchio “Movimento per la nuova vita”, ovetto nel paniere di Chiang Kai-Shek (Jiang Jieshi), è tornato. Sotto forma di farsa, naturalmente (c’è bisogno di dirlo?). E, come tutti gli zombie, puzza terribilmente.

Quo vadis, cinema?

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