A volte ritornano… a volte. Ritornano.

Ultimamente non ho trovato modo di scrivere un granchè, chiedo venia. Ma ho la scusante che le ultime settimane sono state allucinanti.
Oltre alle solite biscottate di impegni, lezioni, studio e compagnia cantando, ho dovuto gestire alcuni problemucci personali, e soprattutto pensare a cosa fare l’anno prossimo. Siamo già ad aprile, e se non trovo un lavoro in fretta sarò costretto a comprare un biglietto di sola andata per l’Italia.

Il dilemma è, tornare sarebbe forse la scelta giusta. Dopotutto, ho da finire la tesi. In teoria potrei scriverla qui in Cina ma, siamo seri, quanti docenti sono disposti a seguirti via email per l’intero corso della tesi? Nel mio corso di laurea non molti, temo. In ogni caso, devo iscrivermi al prossimo anno accademico se voglio dare la tesi. E non è finita qui, perché la situazione di chi, come me, ha interrotto gli studi per un anno non è affatto chiara. Devo capire, e la cosa è molto stressante.

Dunque il dilemma per l’anno prossimo è, stare in Italia per un anno e scrivere la tesi oppure reiscrivermi al prossimo anno accademico in Italia, tornare in Cina, lavorare e scrivere la tesi allo stesso tempo. Mi sembra più produttiva e ragionevole la seconda ipotesi (parcheggiarmi un altro anno in Italia, a fare che? ho pettinato abbastanza bambole).
Ma trovare lavoro, qui, non è semplice come il povero sinologo di belle speranze vorrebbe. Soprattutto se non sei un madrelingua inglese. Puoi trovare qualche lavoretto come insegnante, ma di solito non si tratta di impieghi molto interessanti: instabili, stressanti, spesso mal pagati. Se hai fortuna trovi posto come madrelingua di italiano in qualche università, ed è in questa direzione che sto orientando la mia attività di ricerca. Spamming di curriculum come unica via. Che ne uscirà fuori? Vedremo.

E poi? A maggio c’è l’HSK, l’esame ufficiale di lingua cinese. Punto al sesto livello, il più alto. C’è da studiare a sangue, qui. Credo di potercela fare, sarebbe un gran peccato venire “bruciato” 烤糊 all’esame, come dicono i cinesi giocando sulla pronuncia identica dei termini “dare un esame” e “arrostire”…
Ah, e a margine facciamo notare che l’esame costa un occhio della testa, ormai. Ladri.

Come conseguenza di tutti questi crucci e cruccetti, il tempo libero del sottoscritto si è ridotto allo zero assoluto. Nei pochi momenti di relax, cerco di leggere un po’. Sono riuscito a finire il mio quarto libro in cinese, Vivere 活着 di Yu Hua 余华. Traguardo insperato! Dunque motivazione +10, esperienza +25.

Altra nota positiva: nelle ultime settimane c’è stata una rassegna su Kieslowski, e mi sono visto più o meno tutta la sua produzione filmica. Ne è valsa la pena. Kieslowki è un regista raffinto, un alchimista di rara abilità, purtroppo difficile da comprendere da chi si ferma alla superficie della pellicola. Ma per gli appassionati di cinema, è una sorgente infinita di ispirazione.
Ma quand’è che si comincia a girare qualcosa? Devo trovarmi un lavoro, e pure in fretta, e comprarmi una sedici millimetri, una digitale di seconda mano, qualunque cosa… o il mio primo documentario lo girerò a ottant’anni. “Esistono un tempo e una stagione per ogni cosa”, dice quel capolavoro di filosofia antica che è l’Ecclesiaste. Dando una scorsa alla situazione dei cosiddetti giovani registi italiani, che a cinquant’anni arrivano al primo lungometraggio, è difficile dare torto ai vecchi capoccioni.

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Una risposta a A volte ritornano… a volte. Ritornano.

  1. Tommi ha detto:

    Forza che ce la fai a fare tutto! Documentario compreso.

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